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La Lancia d’Oro dedicata ad Unoaerre

Bando per la realizzazione della Lancia d’Oro della 150esima Giostra del Saracino
10 Giugno 2026
Sabato alle 21.30 l’Estrazione delle Carriere con l’esordio del sindaco Comanducci
12 Giugno 2026

Due stelle d’oro hanno illuminato la Sala del Consiglio Comunale dove questa mattina si è svolta la presentazione della Lancia d’Oro della 149esima Giostra del Saracino dedicata al centenario di Unoaerre, ideata dall’artista Felice Limosani e realizzata dal Maestro Intagliatore Francesco Conti.

Prima conferenza stampa per il nuovo sindaco Marcello Comanducci che ha inaugurato la seduta con il suo saluto: “Essere qui oggi è per me motivo di grande orgoglio e sincera emozione e lo è ancora di più perché presentiamo un’opera dal significato speciale, la Lancia d’Oro dedicata al centenario di Unoaerre, eccellenza assoluta del nostro territorio. Il momento in cui viene svelata la lancia è sempre carico di fascino e di emozione, ci tengo a rivolgere un ringraziamento speciale a chi ha trasformato un’idea in un’opera concreta. Grazie quindi a Felice Limosani, l’artista al quale è stata affidata la realizzazione del bozzetto e al Maestro intagliatore Francesco Conti, che ha il compito delicato e prezioso di tradurre l’idea creativa nel legno: la sua maestria artigiana continua ogni anno a stupirci. La Lancia d’Oro che oggi presentiamo è molto più di un premio: è il simbolo di una città che si riconosce nella propria storia, nella propria tradizione e nella propria comunità. A tutti i quartieri, ai giostratori, ai figuranti e a quanti lavorano con passione per la Giostra, va il mio più sincero augurio. Che sia una grande Giostra. Che sia una festa per Arezzo e per tutti gli aretini”.

A rappresentare Unoaerre la sua presidente, Maria Cristina Squarcialupi: “Aver scelto di dedicare al centenario di Unoaerre la Lancia d’Oro della Giostra del Saracino ci immortala nella storia della Giostra e della città di Arezzo, un riconoscimento importante di cui siamo fieri e che ci spinge a guardare al futuro con ancora maggiore orgoglio e impegno”.

A ripercorrere le tappe della nascita di Unoaerre, allora Gori e Zucchi, lo storico della Giostra del Saracino Luca Berti: “L’industria entrata nella memoria collettiva come “Gori e Zucchi”, poi titolare del marchio e della ragione sociale Unoaerre, per passare infine sotto il controllo della famiglia Squarcialupi, ha una data di nascita ben precisa: 15 marzo 1926. Quel giorno, con una scrittura privata, si costituì ad Arezzo la società in nome collettivo avente per finalità la fabbricazione e il commercio di oggetti di oreficeria con la ragione sociale ‘Ditta Leopoldo Gori e Carlo Zucchi’. Il capitale sociale era di 100 mila lire e avrebbe consentito di coprire un fabbisogno di ‘circolante’ di oltre sette chilogrammi di metallo lavorato (all’epoca un grammo d’oro costava 17 lire) e di assicurare l’autonomia finanziaria per circa tre mesi. La ditta nacque con un carattere temporaneo, quasi sperimentale: la durata venne stabilita in tre anni, prorogabili di anno in anno. La sede era stata fissata nel centro storico di Arezzo, in via di Seteria, dove Zucchi aveva il proprio laboratorio orafo ereditato dal padre. È singolare che un’industria del genere sia nata ad Arezzo, centro prevalentemente agricolo, a diffusa organizzazione mezzadrile, con una industrializzazione appena abbozzata incentrata su Bastanzetti e Sacfem, privo di una tradizione nel campo dell’oreficeria, fatta eccezione per un ristretto numero di botteghe che soddisfacevano una domanda circoscritta al ceto più abbiente a causa dell’elevato costo dei prodotti offerti ai compratori: un consumo di lusso per nobili ed alta borghesia.

Attraverso l’innovazione tecnologica, la nuova industria riuscì a rendere molto più leggero il peso dei manufatti, diminuendone il costo e quindi allargandone il mercato ai ceti impiegatizi ed operai. Si agì anche dal lato dei costi, riducendo gli sprechi, favorendo il recupero dei materiali preziosi e attraverso le economie di scala derivanti dalle produzioni seriali. Fare dell’oro uno status symbol di massa, oltre che un bene-rifugio, assicurò alla nuova fabbrica un successo straordinario. In questa fase furono fondamentali le capacità tecniche di Zucchi e quelle relazionali di Gori. Non solo la “Gori e Zucchi” non perì, ma sopravvisse alla Grande depressione del 1929 per diventare nel corso dei decenni la più grande fabbrica orafa del mondo.

Ma c’è un altro aspetto che merita di essere sottolineato. Entrambi di idee socialisteggianti, Gori e Zucchi erano convinti che solo il lavoro potesse garantire il superamento e il riscatto dalla miseria, dando dignità ed orgoglio alla persona umana. Per questi motivi, anticiparono – quasi inconsapevolmente – un nuovo modello di organizzazione del lavoro fondato su una partecipazione attiva dei dipendenti al processo produttivo che ebbe la conseguenza di fecondare le capacità imprenditoriali maturate o semplicemente osservate nella gestione del podere nella famiglia mezzadrile di origine, consentendo la nascita intorno ad Unoaerre di una miriade di imprese (grandi, medie e piccole), che hanno fatto di Arezzo la città dell’oro”.

Il significato dell’opera è la sua realizzazione sono stati poi tratteggiati dall’artista Felice Limosani, autore del bozzetto nonché dell’installazione immersiva Polvere di Stelle realizzata per Unoaerre in occasione delle celebrazioni del centenario, e dal Maestro Intagliatore Francesco Conti.

La Lancia d’Oro 2026 nasce in occasione del centenario di Unoaerre come incontro tra arte, cultura e maestria artigiana. – spiega Limosani – L’iscrizione posta in basso «L’oro è vero figliol del Sole», attribuita a Leonardo da Vinci, richiama il legame profondo tra l’oro e la luce, tra la materia e la sua origine più antica. Al centro della composizione, due grandi stelle poste schiena contro schiena evocano la fusione di due stelle di neutroni, l’evento cosmico che ha generato l’oro presente nell’universo. Un incontro di energia e materia che unisce origine e destino, memoria e futuro. Attorno ad esse trovano posto quattro fedi che rappresentano i quartieri della Giostra del Saracino — Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Sant’Andrea e Porta Santo Spirito — e rendono omaggio a Unoaerre, che da un secolo trasforma la fede in simbolo di legame e appartenenza. La fede, però, non è soltanto un gioiello. È anche fiducia, speranza, riconoscimento reciproco. È la capacità di sentirsi parte di una comunità pur nella ricchezza delle sue differenze. Come nell’opera Polvere di Stelle dedicata ad Unoaerre, la lancia vuole lasciare una riflessione che va oltre la competizione. Prima dei colori dei quartieri, degli stemmi e delle rivalità, siamo tutti figli delle stelle e tutti sotto lo stesso cielo. Le stelle e le quattro fedi diventano così il simbolo di una comune origine e di un comune destino. Un pensiero di pace, fratellanza e rispetto affidato all’oro e alla sua luce, affinché ciò che unisce continui a brillare più di ciò che divide”.

Partendo dalla parte centrale dell’elsa ideata da Limosani con le due stelle contrapposte – spiega il Maestro Francesco Conti – ho completato l’asta della lancia inserendo varie simbologie, dalle stelle, alla pepita che rappresenta idealmente la partenza del metallo, fino alle quattro fedi che traducono la fede dei quattro quartieri. Ho completato poi il lavoro nella parte alte dell’asta con una simbologia etrusca, elementi bizantini e un richiamo ai motivi del museo di Unoaerre. Un lavoro non di facile realizzazione ma del cui risultato sono molto soddisfatto”.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per ringraziare l’azienda aretina Seco che per il terzo anno consecutivo sostiene la Giostra del Saracino con un contributo a sostegno di iniziative di valorizzazione della manifestazione: “La Giostra del Saracino è un’eccellenza – dice l’azienda rappresentata dal direttore finanziario Lorenzo Mazzini – è storia che distingue Arezzo nel mondo. Seco ha l’ambizione di scrivere una pagina della storia tecnologica a livello internazionale partendo proprio da Arezzo. È un onore per noi sostenere un evento con le nostre stesse radici”.

A conclusione della conferenza stampa un commento di rito da parte dei rettori dei quattro quartieri.

Giacomo Magi (Porta Santo Spirito): “Un augurio al nuovo sindaco per il suo esordio in Piazza e un auspicio affinché nel corso di questo mandato si possa ancora di più rafforzare, e sono certo che sarà così, il rapporto tra quartieri e amministrazione. Ci tengo a rivolgere un ringraziamento al consigliere comunale uscente Paolo Bertini per quanto fatto in questi anni e per il supporto dato alla manifestazione e ai quartieri tutti. Per quanto riguarda la Lancia d’Oro, considerando i colori cromatici scelti e il fatto che, come Unoaerre, anche Porta Santo Spirito festeggia il centenario, le sensazioni sono per noi positive”.

Roberto Felici (Porta del Foro): “Auguro al sindaco Comanducci di poter stare vicino alla Giostra perché questa passione che ci accomuna vale davvero la pena viverla e perché i quartieri hanno bisogno dell’aiuto del sindaco e dell’amministrazione. La Lancia d’Oro è molto bella, rappresenta perfettamente Unoaerre, grande madre della nostra città dove i nostri nonni hanno lavorato e creato facendo di Arezzo quello che è oggi, una comunità viva, operosa, unita anche nel segno della Giostra e dei quartieri perfettamente rappresentati da quelle 4 quattro fedi che sono il simbolo della nostra passione”.

Andrea Fazzuoli (Porta Crucifera): “Auguro al sindaco anni straordinari anche legati al mondo della Giostra. Appena entrata la Lancia quella stella mi ha colpito molto, è stata un emozione straordinaria. Sarebbe bellissima dentro a Palazzo Alberti verso dove spero possa dirigersi sabato prossimo”.

Saverio Crestini (rettore vicario di Porta Sant’Andrea): “Saluto il nuovo sindaco di Arezzo e gli auguro buon lavoro da parte di tutto il quartiere. La dedica a Unoaerre è una dedica di prestigio perché rappresenta storia e tradizione. Gli etruschi sono stati i primi grandi maestri orafi e Unoaerre ha portato avanti questa tradizione rendendo Arezzo celebre nel mondo. C’è poi anche un legame storico in questa dedica: la prima sede della Gori e Zucchi, nel 1926, era in via di Seteria dove di lì a poco, il 7 agosto 1931, si sarebbe corsa la prima Giostra dell’età moderna. Chiudo dicendo che per gli antichi egizi l’oro rappresentava l’eternità, per il mondo della Giostra l’oro rappresenta la vittoria e di fatto la gloria eterna, che vinca il migliore!”.

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